1997 - 2022

Quando acquistammo la Barone Pizzini, la Franciacorta non era ancora quella di oggi, ma si aveva la sensazione che stesse per accadere qualcosa di completamente nuovo. Era il 1993, avremmo iniziato l’avventura del biologico solo nel 1997, ma già da allora il nostro intento era chiaro: fare il vino più buono possibile. 

Ad un certo punto ci siamo resi conto che non si poteva fare un vino di qualità senza rispettare la terra e la vita che ha dentro.

SIAMO SICURI CHE PER FAR IL VINO PIù BUONO POSSIBILE DOBBIAMO USARE IL DISERBANTE?

La risposta fu no

La viticoltura biologica implica che, per la difesa e il nutrimento delle piante, vengano utilizzate esclusivamente sostanze di origine naturale, o ottenibili mediante processi semplici.

Incoraggiando la biodiversità, permettiamo alla vite di crescere in un suolo ricco di vita, sviluppando una maggiore resistenza alle malattie. L’erba, lasciata crescere tra i filari, ospita una grande varietà di insetti che si autogestiscono, riducendo lo sviluppo dei parassiti.

I trattamenti contro i parassiti consistono solo di zolfo e rame nelle loro composizioni più semplici ed in quantità limitate e controllate, mentre contro insetti nocivi utilizziamo esclusivamente derivati naturali da piante o batteri.

Tutto questo implica più impegno, sia intellettuale che operativo, e richiede di adattarsi ai ritmi della natura, ma non sarebbe incoerente pensare a un prodotto di qualità fatto con cose che non hanno nulla a che fare con la natura? 

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UN AGRICOLTORE NON STA SOLO LAVORANDO LA TERRA, MA DEVE ANCHE LAVORARE PER PROVARE A

cambiare il mondo

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Se il vino è il prodotto agricolo che meglio evidenzia le differenze tra due pezzi di terreno, è evidente che non è solo questione di sostanza inorganica, di sassi e argilla, a fare la differenza.

Abbiamo fatto nostro il grande insegnamento di Gino Girolomini, padre del biologico. Una volta disse di provare pena per coloro che facevano il biologico per avere i prodotti certificati. 

Fai il biologico perché per il pezzo di terra che lavori, tu stai cercando di cambiare il mondo.

ALL'INIZIO DEL BIO, GLI ENOLOGI MI DICEVANO CHE NON AVREMMO POTUTO FARE IL VINO SENZA L'USO DEL PVPP

In realtà ce l'abbiamo fatta

Abbiamo avviato il processo delle certificazioni nel 2001. Abbiamo sempre visto gli enti certificatori come un punto di vista nuovo, un occhio che guardava cose diverse rispetto a quelle che guardavamo noi. 

Dalle certificazioni impari qualcosa che prima non sapevi.

Barone Pizzini è il primo Franciacorta Biologico certificato secondo il Regolamento Europeo. Realizziamo progetti in collaborazione con enti esterni specializzati, che contribuiscono con il loro sapere ad un risultato finale garantito in quanto certificato.

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Biodiversity friend

La prima certificazione per la conservazione della biodiversità in agricoltura che utilizza indici biologici e tecniche messe a punto dal nostro Comitato Scientifico per la valutazione della qualità degli agrosistemi e la valorizzazione della vita come fonte di ricchezza, riconosciuto anche all'estero.

PROGETTO ITACA

Calcolo delle emissioni effettuato attraverso lo schema dell’International Wine Carbon Protocol IWCP poi elaborato con il sistema Ita-Ca (Italian Wine Carbon Calculator), con lo scopo di promuovere la riduzione della propria impronta carbonica.

biopass

Progetto italiano per la misura, la salvaguardia e l’incremento della biodiversità in viticoltura, con un'attenzione particolare al suolo del vigneto e agli aspetti riguardanti la sua fertilità biologica.

CI PIACE POTER DIRE "ENTRIAMO IN CANTINA, VEDIAMO QUELLO CHE STIAMO FACENDO", ANCHE SE C'è UN PO' DI DISORDINE, PERò, SEMPRE CON LA

massima trasparenza

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Sulla qualità del vino influisce anche la qualità del lavoro. Questo è stato uno dei motivi che ci ha spinto a costruire nel 2007 la nuova cantina, una struttura più funzionale che permettesse di migliorare la vita delle persone che producono il vino.

Perché il nostro approccio al biologico è globale, e riguarda tutti i fattori: dai metodi agricoli alla bio-architettura della cantina, pensata per inserirsi armoniosamente nel contesto della Franciacorta.

Naturalmente, volevamo impattare il meno possibile dal punto di vista visivo ed energetico.

Per questo la struttura, interrata per due terzi e su una superficie di circa 5.600 mq, adotta strategie e soluzioni bioclimatiche.
Pannelli fotovoltaici, sistema naturale di raffrescamento, utilizzo di pietra, legno e fitodepurazione delle acque sono solo alcuni degli accorgimenti utilizzati.

Grazie a un grande soppalco, possiamo far vedere la cantina in ogni momento, come se fosse la cucina a vista di un ristorante.

Non ci sono segreti, la trasparenza è massima. Dal Soppalco mostriamo il cuore della produzione.

LA CONCLUSIONE DEL LAVORO SULL'ERBAMAT DICEVA: IDEALE IN UN TAGLIO PER APPORTARE

acidità e finezza

Nel 1997, all’inizio della nostra avventura nel biologico, la provincia di Brescia aveva pubblicato il risultato di una lunga indagine delle vigne che si stavano perdendo.
Individuarono 18 varietà di uve autoctone, abbandonate perché difficili da gestire o poco produttive.

La conclusione del lavoro sull’Erbamat diceva che si trattava di un’uva capace di apportare acidità e finezza. Esattamente l’uva di cui avevamo bisogno, soprattutto nelle annate più calde.

Presente nel territorio da almeno 5 secoli, dimenticata perché soggetta a malattie e difficile da coltivare, è diventata il più grande regalo che ci ha fatto la storia.

Nel 2008 abbiamo piantato un primo vigneto, nel 2011 la prima vendemmia e nel 2013 la prima spumantizzazione. É nato prima il lavoro delle tre Tesi, con diverse percentuali di Erbamat.

Nel 2021 abbiamo presentato il primo Franciacorta con Erbamat: eravamo tutti d’accordo che doveva essere Animante, il vino che ci rappresenta di più.

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